È un uragano di dita e acciaio. Con il Terzo di Prokofiev, Martha non suona: scatena una giostra elettrica tra ritmi taglienti e una velocità che toglie il fiato. Pura adrenalina, senza rete.
Dimenticate per un attimo i riflettori e i titoli dei giornali. Martha Argerich è quella donna che, a 84 anni, sale sul palco con una naturalezza disarmante, quasi spettinata, come se fosse appena uscita dal salotto di casa sua.
Proprio pochi giorni fa a Milano, l’abbiamo vista ancora una volta: non c’è traccia di quella rigidità che spesso accompagna l’età o il prestigio. C’è invece una vitalità che mette quasi soggezione. È incredibile come riesca a trasformare un concerto in un incontro tra amici, mantenendo però quella scintilla selvatica negli occhi. Nonostante gli anni, le sue mani corrono sulla tastiera con una fame di musica che non accenna a spegnersi; non “esegue” i brani, li vive, a volte sembra quasi che li stia scoprendo insieme a noi in quel preciso istante.
Vederla camminare verso il pianoforte con quel suo passo deciso e la sua iconica chioma d’argento fa riflettere: la sua non è una sfida al tempo, è proprio un altro modo di abitarlo. A Milano non ha portato solo la sua tecnica sovrumana, ma quel pezzo di anima che regala solo a chi sa ascoltare davvero.
Immagine portata: https://pin.it/19rFlpco2

A vederla così sembra una gitana, ma che zingara: una dea gitana!
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