Lettera a Anne.

Cara Anne,

oggi mi son ritagliata un pò di tempo per scrivere, sai come si faceva una volta, carta pena, talvolta calamaio ringrinzito e dita machiate di nero, ma solo le dita…
Sai, ti penso spesso, sei parte di quel retaggio di me al quale dai motivazioni per proseguire il percorso anche sé incerto, come il tuo, già…
Sapevi che ogni volta che scrivo, firmo come te? Sì, lo dedico a te, “Tua”, tu sei il mio diario di bordo insieme ad un’altra donna intraprendente e forte come te, Frida si chiama ma, contemporaneamente fragili tutti e tre. Penso facciamo una bella squadra.
Sai, la giornata è buia e nebbiosa, direi addirittura tenebrosa, immagino tu saprai capire cosa significa. Il buio, l’ombra, il tutti giorni uguali,  insomma la routine come si dice adesso piuttosto che la rutina, qua in Italia hanno questo brutto vizio di sostituire le ricche parole dell’italiano al inglese o al francese, ecc. Prima o poi ci caschiamo tutti oramai.
Ti ricordo in bianco e nero, solo un paio, perché non ci sono tante immagini tue in giro, ma quello che mi resta fisso del tuo viso è il tuo sorriso di bambina innocente, inofensiva.
Cosa mai avresti potuto fare di male per finire in quel posto brutto, pieno di esperanze soffocate, agonie senza fine, neanche le forze per piangere?
Mi chiedo se anche te, hai indossato quelli odiosi pigiamini a righe o soltanto qualche straccio appartenente a qualcun’altra prima di te, sai non si buttava niente… tranne voi.
Perché?
Avrai avuto il tempo di fare qualche amicizia? Qualch’essere a chi regalare un tuo sorriso o forze eri così rammaricata che avevi perso anche esso…
Cara Anne, menomale che hai avuto l’astuzia e gagliardia di scrivere foglio dopo foglio, sai che alla fine sono riusciti a recuperarli, erano tanti! Forse quanto i giorni di solitudine e riparo che hai dovuto sopportare, sai, hanno fatto un libro, che io conservo con tenerezza e dolcezza.

Bene, adesso vado, perché; come diceva ” certa gente” : IL LAVORO RENDE LIBERI.

Tua.


27.01.22.

Pubblicato da

Frida la LoKa

Stanca di sognare... Ho trovato questo angolo di solitudine in mezzo a terre e oceani, tutti e due, traballanti, in mezzo a tutto ciò, ci siamo noi, esseri umani, nel bene oppure nel male. Darò sfogo a miei pensieri, quelli che, non talvolta ma bensì quasi sempre, non gli materializzo per non ferire o creare disagio o addirittura offesa. «I have a dream» come disse nel suo discorso tenuto da Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. È quando abbia la necessità o felicità o qualsiasi altro tipo di sentimento, sarò qui.

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