Mi hanno rubato le stelle, Frida la Loka.

Poesia,(ITA -ESP)

Mi hanno rubato le stelle del cielo,  
o costui le ha cacciate 
come si scaccia un desiderio 
che morde con la dolcezza di un rischio. 

La notte è rimasta nuda, 
un buio che sa di luce ferita. 

Penso ad Atena, 
sbocciata in pieno clangore, 
come un pensiero che si fa carne 
nel momento esatto in cui pulsa. 

Forse le mie stelle hanno fatto lo stesso: 
hanno scelto un altro corpo da incendiare. 

Io raccolgo ciò che resta, 
schegge calde. 

E mentre avanzo in questa notte scarnificata 
scopro che il cielo non è sopra di me, 
ma nel modo in cui resisto: 
con la mia calma inquieta, 
con la mia furia composta,

con la mia ostinazione a brillare
anche quando manca il firmamento.

Me han robado las estrellas, poema

Me han robado las estrellas del cielo,  
o aquel las expulsó 
como se ahuyenta un deseo 
que muerde con la dulzura de un riesgo. 

La noche quedó desnuda, 
una oscuridad que sabe a luz herida. 

Pienso en Atenea, 
florecida en pleno estrépito, 
como un pensamiento que se hace carne 
en el instante exacto en el que pulsa. 

Quizás mis estrellas hicieron lo mismo: 
eligieron otro cuerpo para incendiar. 

Recojo lo que queda, 
astillas calientes. 

Y mientras avanzo en esta noche desollada 
descubro que el cielo no está sobre mí, 
sino en la forma en que resisto: 
con mi calma inquieta, 
con mi furia contenida,

con mi obstinación en brillar
incluso cuando falta el firmamento. 

Tua

21 gennaio, 2026.

11 pensieri su “Mi hanno rubato le stelle, Frida la Loka.

  1. C’è una sottrazione iniziale che non è furto, ma destino: le stelle non vengono tolte, si spostano. E tu lo accetti senza patetismi, con una lucidità rara. La notte nuda non è vuoto: è una luce che ha cambiato luogo.
    Atena è un’intuizione potentissima: nascere già armati, già pensiero che pulsa. Qui il mito non decora, incarna. Come le stelle che scelgono un altro corpo, lasciando a chi resta non il buio, ma le schegge calde, ancora vive.
    E il passaggio finale è quello che resta addosso: il cielo che smette di essere sopra e diventa postura. Resistenza, calma inquieta, furia composta.
    Non l’eroismo del brillare, ma l’ostinazione. Che è molto più vera.
    Questa poesia non chiede consolazione.
    Chiede rispetto. Magnifica

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  2. Ci vedo una bellezza feroce in questa calma inquieta, in questa furia composta che non esplode ma sostiene. È una dichiarazione silenziosa: anche quando il firmamento scompare, l’essere umano può diventare il proprio cielo.

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