Kahlo, la voglia di vivere oggi e per sempre.

“Il tram schiacciò l’autobus contro l’angolo della via. Fu un urto strano: non fu violento, ma sordo, e tutti ne uscirono malconci. Io più degli altri”.

Per anni a letto nella sua stanza, col  busto ingessato.

Da questo momento in poi, Frida farà della sua immobilità un’opportunità. Questa condizione la spinse a oltre che a leggere libri sul movimento comunista, a praticare quella che diventerà la sua ragione d’essere: dipingere.

“La colonna spezzata”, 1944.

Tua.

30 settembre, 2021.

LE SFUMATURE DELL’ANIMA

Mi sono guardata allo specchio e ho scoperto di avere molte rughe, intorno agli occhi, alla bocca, sulla fronte.
Ho le rughe perché ho avuto amici, e abbiamo riso, abbiamo riso tanto, fino alle lacrime.
E ho conosciuto l’amore, che mi ha fatto strizzare gli occhi di gioia.
Ho le rughe perché ho avuto dei figli, e mi sono preoccupata per loro fin dal concepimento, e ho sorriso a ogni loro nuova scoperta e ho passato notti a cullarli.
E poi ho pianto.
Ho pianto per le persone che ho amato e che sono andate via, per poco tempo o per sempre oppure senza sapere il perché.
Ho vegliato, trascorso ore insonni per progetti andati bene, andati male, mai partiti, per la febbre dei bambini, per leggere un libro o fare l’amore.
Ho visto posti splendidi, nuovi, che mi hanno fatto aprire la bocca stupita, e rivisto i posti vecchi, antichi, che mi hanno fatto commuovere.
Dentro a ogni solco sul mio viso, sul mio corpo, si nasconde la mia storia, le emozioni che ho vissuto, la mia bellezza più intima e se cancellassi questo, cancellerei me stessa.
Ogni ruga è un aneddoto della mia vita, un battito del mio cuore, è l’album fotografico dei miei ricordi più importanti.

*Marinella  Canu* 

26 settembre, 2021.

Tua.

Silenzio

Mi trovo in una stanza, davanti, due persone dell’ apparenza cordiali e gradevoli.

Ci sediamo in torno ad un tavolino rotondo, per parlare di cose specifiche, non tanto piccolo, sufficiente per permettere di metterci a nostro agio, una finestra sulla destra che consente di far passare un pò di luce mattutina di aria autunnale, su di noi una tenue luce d’un lampadario non proprio particolare, ma quello che lo valorizava era la sua dimensione in confronto a questa stanzetta.

La conversazione inizia con i punti da trattare specificamente e non ricordo in che momento o quanti minuti siano trascorsi nel frattempo…

Ero persa….cercando di afferrare disperatamente nell’aria qualche parola, ogni tanto riuscivo a pigliare addirittura una frase; corta però.

Il tempo trascorse; non so neanche in che modo dopo concluso il nostro incontro, ci siamo trovati fuori al cancello con la mia testa che brulicava di suoni e di rumori. Era successo ancora una volta.

Delle due ore e passa, mi era rimasta chiara soltanto una cosa, non sono stata in grado di uscire con un concetto chiaro…

Ci prendiamo un caffè vicino allo studio e torniamo in fretta, quindi non ebbi il tempo di assimilare quello accaduto.

Ora, riesco ad avere le idee più chiare e purtroppo, come mi disse tanto tempo fa una psicologa: – deve lavorare sull’accettazione ed io ancora oggi, non accetto.

Tua.

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22 settembre, 2021.

Frida Kahlo

“Tanto assurdo e fugace è il nostro passaggio per il mondo, che mi rasserena soltanto il sapere che sono stata autentica, che sono riuscita ad essere quanto di più somigliante a me stessa mi è stato concesso di essere.”

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Perché?

Poiché in terra e cielo il creato, ci ha offerto quello inimmaginabile e non?
Perché guardiamo il nostro, come se non fosse sufficiente, abbastanza?

#fridalaloka.com

Prima o poi, voltiamo la testa in su e scopriamo o ricordiamo…sia luce, sia buio, ché è lì per noi.

Tramonti da lasciare senza fiato con colori sgargianti qualche volta, soprattutto in questo periodo che sta arrivando alla sua fine.

Alberi rigogliosi che sfoderano il verde più brillante che richiamano uccellini ha fargli compagnia come in una leggera danza, là dove i rami sono l’estensione dei raggi che mano a mano si allontanano, evanescenti, tiepidi…

Ci sarà lui all’indomani e tornerà ancora, bramante, determinato, forte, tanto al punto di fare male… come oggi.
Lui ci concede la gentilezza di stare ancora qui, ma il tempo è incerto e anche esso ha il suo di tempo.

Per quello troviamo una tennera e agognata protezione quando arriva lei, che ci culla e ci fa compagnia  nelle notti nere quelle, dove gli occhi sono spalancati o quelle serene che ci dà il suo calore, come chi ti poggia una morbida coperta sulle spalle, accompagnata da una tiepida brezza,  talvolta venti violenti o semplicemente un soffio invernale.

Venerata da tempi ancestrali segnando i cicli e noi, esseri piccoli, abbiamo imparato da lei, notte dopo notte.

Non possiamo fare nulla di fronte alla immensità che ci circonda,  guardare meravigliati. Da loro dipende quasi il tutto. Proteggiamola.

Tua.

26 agosto, 2021.

Evanescente state

Un spento autunno vedo arrivare
Goffo, pallido, abbattuto, diroccato.
Si sa che il suo pensiero
Pieno di domande senza fine,
E’ senza risposta ancora.
Mostra il suo riflesso
Nel lago coperto di fitta nebbia.
I suoi rami saldi, gagliardi
si rinforzavano l’estate, orsù!
Quale sarà la fine, quale sarà la sua ventura
Nel mentre, l’acqua del lago con il suo tepore
Avvolge quel che resta d’un evanescente state.

Tua.

17 settembre, 2021.

Educare significa far mancare qualcosa.

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Sappiamo bene cosa sia la RESILIENZA: psicologi e professionisti in altri campi, da decenni sono riusciti ha capire che l’elemento chiave che ci consente di superare diverse difficoltà e la crescita è proprio la resilienza. […]

Secondo P. Crepet psichiatra, il ruolo dei genitori a livello educativo è essenziale. Quando un genitore dice: ” Io non ho mai fatto mancare niente a miei figli” in parole povere, semplicemente sta rivelando una grande mancanza, perché il ruolo d’un genitore è proprio l’opposto giacché se non manca nulla, a cosa servirebbe la CURIOSITÀ?

Tua.

8 settembre 2021.

Un libro, una scoperta.

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Quand’ero piccola mi sono catapultata in un libro, mi sono incuriosita, non ricordo  se me l’abbia regalato mia madre o come fosse comparso in casa fra una collana di libri mai letti che facevano corredo in una piccola credenza che c’era nella sala, fra tanti oggettini regalatici o presi.
Un miscuglio di cose che ogni venerdì dovevo smontare da quelli scaffali, metterli sul tavolo per poter pulire.
In uno di questi giorni, lo vidi e lo pressi, lo portai in camera mia e iniziai quella notte a leggerlo.
“Il Diario di Anna Frank”. Al inizio non ero molto convinta ma, mano a mano che scorrevo le pagine mi appassionavo di più,  lo divorai, ero eccitatissima!
Tra me e me pensavo, che bambina coraggiosa e piena di cose da raccontare pese al ambiente ristretto e semi buio nel quale si trovava.


Una volta finito, iniziai a scrivere il mio primo diario, giorno dopo giorno…
Avrei avuto sui dieci, undici anni, cavolo! se avevo cose da raccontare, a differenza sua io andavo a scuola poi tornavo, facevo i compiti e giocavo con i miei amici del quartiere, fuori la maggior parte delle volte, quindi paradossalmente,  la libertà la facevada di padrona, addirittura una delle mie amiche andava con me alla stessa scuola.
Una scuola di suore, con tanto di uniforme e tante regole da seguire. Ma non sempre le rispettavamo…

Da quel momento, decisi che un giorno quando fossi grande, avrei scritto un libro.

Ma, non me la sento di farlo, con tanti eruditi sparpagliati da per tutto, oramai, chiunque scrive un libro: da influencers a calciatori, da modelle a attori e via discorrendo.

Poi come avrete notato, questa non è la mia lingua madre, bensì, come Frida, compagna silenziosa di viaggio, è lo spagnolo.

Allora perché scrivere in una lingua acquisita?

Bene, perché trovo fascinoso, sfidante e motivante approfondire la lingua.

Tua.

23 luglio, 2021.