Senza te

Indifferente fino allo strazio
Indugia nella sua presenza, fa soffrire
Noncurante delle rose che avvizziscono
Indiferente agli uccelli che si dissetano nei suoi stagni.

Adiaforo, virtù che gli apparteneva
Nella premura essenziale di cosa vivente
Ma la sua , non è reità a vivere, schernito
Dall’uomo ignorante, ingenuo.
Il suo è affranto, le sue lacrime versa addosso di qualcun altro fino ad allagare le anime.

Tua

22 giugno,  2022.

Dal web

Perigeo

Buongiorno,  lo si dice spesso al mattino,  ma, non sempre lo è.
Le rose in fior di svariati colori mi parlano di una buona giornata,  mi scrutano, fisse alle loro radici, soltanto la brezza calda le fa danzare dolcemente.
Aspetto con ansia il passare delle ore, finché il buio arrivi. Oggi con sé porta quella figura che brilla e acceca, coperta in lino bianco purissimo.
La sua presenza, tranquilliza le fiere, mistico spirito avvolge, penso a lei.
La tua luce scalda il mio cuore
Sarà una giornata quasi perfetta.

Tua.
16.05.2022.


Lettera a Anne.

Cara Anne,

oggi mi son ritagliata un pò di tempo per scrivere, sai come si faceva una volta, carta pena, talvolta calamaio ringrinzito e dita machiate di nero, ma solo le dita…
Sai, ti penso spesso, sei parte di quel retaggio di me al quale dai motivazioni per proseguire il percorso anche sé incerto, come il tuo, già…
Sapevi che ogni volta che scrivo, firmo come te? Sì, lo dedico a te, “Tua”, tu sei il mio diario di bordo insieme ad un’altra donna intraprendente e forte come te, Frida si chiama ma, contemporaneamente fragili tutti e tre. Penso facciamo una bella squadra.
Sai, la giornata è buia e nebbiosa, direi addirittura tenebrosa, immagino tu saprai capire cosa significa. Il buio, l’ombra, il tutti giorni uguali,  insomma la routine come si dice adesso piuttosto che la rutina, qua in Italia hanno questo brutto vizio di sostituire le ricche parole dell’italiano al inglese o al francese, ecc. Prima o poi ci caschiamo tutti oramai.
Ti ricordo in bianco e nero, solo un paio, perché non ci sono tante immagini tue in giro, ma quello che mi resta fisso del tuo viso è il tuo sorriso di bambina innocente, inofensiva.
Cosa mai avresti potuto fare di male per finire in quel posto brutto, pieno di esperanze soffocate, agonie senza fine, neanche le forze per piangere?
Mi chiedo se anche te, hai indossato quelli odiosi pigiamini a righe o soltanto qualche straccio appartenente a qualcun’altra prima di te, sai non si buttava niente… tranne voi.
Perché?
Avrai avuto il tempo di fare qualche amicizia? Qualch’essere a chi regalare un tuo sorriso o forze eri così rammaricata che avevi perso anche esso…
Cara Anne, menomale che hai avuto l’astuzia e gagliardia di scrivere foglio dopo foglio, sai che alla fine sono riusciti a recuperarli, erano tanti! Forse quanto i giorni di solitudine e riparo che hai dovuto sopportare, sai, hanno fatto un libro, che io conservo con tenerezza e dolcezza.

Bene, adesso vado, perché; come diceva ” certa gente” : IL LAVORO RENDE LIBERI.

Tua.


27.01.22.