Profumo di gelsomino

Corridoio infinito, pavimento lustro
Piedi silenziosi lo calpestano.


Tanti in giro ma nessuno conosce l’altro
Bozza di bonario sorriso ad ogni momento.


La solitudine fa compagnia quando serve,
Un bagliore dice che il mattutino è arrivato
Con qualche goccia d’acqua come compagna
Non erano poche alla fine e lui, il vento lo sa.


La finestra assai lontana, schiva, filtra la luce
Si fa due passi per passare tempo, ma non indugia.
Fogli ingialliti facilitano la permanenza


Si accendono quelle artificiali capendo amaramente
Che è buio ormai, luce naturale e temporali passati.
Dalla mia postazione,  mi alzo camino senza fretta
Dietro la finestra, assai lontana, mi avvicino,


Adesso è notte ma quelli che rientrano a casa
Quei condomini abbandonati di giorno, prendono vita
E di colpo inizio a vedere luci accese di qua e anche di là
Addirittura un terrazzo, scoperta! Pieno di verde, tanti alberelli in vaso, uno cattura la mia attenzione.


Sollevo febrilmente la mano destra e tocco il vetro sporco
Umido, appanato,  come se stesse accarezzando il gelsomino.
Profumo d’infanzia,  profumo da primi amori, profumo di amicizie. Mi commuovo cade la lacrima strappata.
Adesso sì,  è ora, siedo su immaculate lenzuole bianche,
Mi copro ma no, non profumano di gelsomino.
Aspetterò la prossima primavera…

Tua.
9 febbraio, 2022.

Pubblicato su @Alesandriaonline

Paradosso

Finalmente caldo si fa sentire, fiori splodono, cielo minaccia, il blu del mare urla, come fosse ultima volta.

Bambini carichi al pensiero di scuola finita. Parchi giochi fremono, le mamme un pò meno.

Grigliate cui, pranzetto là, apericena dove capita evviva!

Sembrerebbe essere tornati alla vita di sempre, infatti… di sempre.

Ritornando dalla Argentina, mi sentivo con la carica giusta, affaticata, però carica. Dopo due settimane, il tempo di fare l’inventario delle piante che hanno muttato pelle, perché non sopravvisero alla mia assenza, quindi razzia e piazza pulita, restò praticamente il vuoto… bilancio vegetale, rosso.

E lì, mi soffermo, al – tornare alla vita di sempre -. Ma questa volta non la prendo come cosa normale. Perché? Poi, ho capito che per me tornare ad una vita -normale- e uguale alla parola -rutina- , a me tanto antipatica, mi manda letteralmente in bestia. Secondo bilancio, rosso.

Come se fosse poco in questa -normalità- va condita con appuntamento dallo specialista, appuntamento dal fisio e altre erbe, che sinceramente desidererei di cuore, non esistesse questa -normalità- Terzo bilancio rosso.

Infine quando la tua parola perde peso, perde valore, sostanza, soprattutto considerazione, perdi il rispetto altrui, al punto di sentirti diminuita o credere addirittura che effettivamente, ha ragione! Mi sento persona scarsa e diminuita. Subentra una crisi esistenziale che neanche lo psicologo più erudito in materia riuscirebbe a capire dove iniziare. Quarto bilancio rosso.

E quinto e ultimo bilancio rosso, pure la parola Paradosso del titolo è troppo piccola per definire come mi sento in questo periodo, scrivo poco, leggo un pò di più, faccio la sigaretta quando mi metto a pensare e penso molto spesso in questi giorni e mi consolo con il mio compagno rosso, che non mi fa sentire diminuita, anzi! Giurerei che più d’una volta mi parla e mi tira su.

Tua.

23 maggio, 2022.