Neanche essa

Ebbene sì, non ho avuto l’agognato piacere aspettato con l’ansia di sentirmi stupita.

D’altronde, resta pur sempre lei, cerchio quasi perfetto, senza fine.

Questa volta sono stati altri occhi ad osservarla, ad esaminarla da chi guarda ma ben pensando altro, mentre le pupile fisse in quel bianco incandescente nel onnisciente buio, brucciava, creando contrasti.

Di una sola cosa sono certa, tornai quando bambina, sdraiata sul prato illuminato dal chiarore del disco bianco e fissavo le figure all’interno verso il grigiastro fino ad anneviare la mia vista.

Adesso, posso dire che non ha fatto lo stesso effetto, sarà che della bambina non c’è più traccia, oppure che i pensieri odierni sono tanti, che non mi consentono di sognare ad occhi aperti.

Tua.

18 maggio, 2022.

Profumo di gelsomino

Corridoio infinito, pavimento lustro
Piedi silenziosi lo calpestano.


Tanti in giro ma nessuno conosce l’altro
Bozza di bonario sorriso ad ogni momento.


La solitudine fa compagnia quando serve,
Un bagliore dice che il mattutino è arrivato
Con qualche goccia d’acqua come compagna
Non erano poche alla fine e lui, il vento lo sa.


La finestra assai lontana, schiva, filtra la luce
Si fa due passi per passare tempo, ma non indugia.
Fogli ingialliti facilitano la permanenza


Si accendono quelle artificiali capendo amaramente
Che è buio ormai, luce naturale e temporali passati.
Dalla mia postazione,  mi alzo camino senza fretta
Dietro la finestra, assai lontana, mi avvicino,


Adesso è notte ma quelli che rientrano a casa
Quei condomini abbandonati di giorno, prendono vita
E di colpo inizio a vedere luci accese di qua e anche di là
Addirittura un terrazzo, scoperta! Pieno di verde, tanti alberelli in vaso, uno cattura la mia attenzione.


Sollevo febrilmente la mano destra e tocco il vetro sporco
Umido, appanato,  come se stesse accarezzando il gelsomino.
Profumo d’infanzia,  profumo da primi amori, profumo di amicizie. Mi commuovo cade la lacrima strappata.
Adesso sì,  è ora, siedo su immaculate lenzuole bianche,
Mi copro ma no, non profumano di gelsomino.
Aspetterò la prossima primavera…

Tua.
9 febbraio, 2022.

Vento

Sei un paradosso immenso
Puoi mutare tutto e tutti, un attimo.

Puoi soffiare dolcemente, portare prezioso polline là dove serve.

Puoi dare una spolverata a cupe cime, con soltanto una tua carezza,
disegni figura delicata e ammorbidita.

Hai la potenza di alzare acque e decidere dove colpire talvolta con focosa veemenza, ma anche no.

Sei un paradosso immenso che ancor oggi a stento capisco.

Spazzi via dentro, l’infinito vuoto
Di tanto in tanto lo riempi, parole buttate all’aria raserenano.
D’acchito sparisci,  assuefatta.

Tua
7 febbraio 2022.

E li chiamavano cantanti di strada

Per me, Jean  Pierre  Pastor. Genovese, d’origine piemontese con avvi francesi.

Non ho resistito, sono fatta così. L’ho avevo sentito prima mentre si fa la passeggiata lungo la riva del porto, evitando gente menefreghista degli altri, sorteggiando qualche pallone scappato ai bambini; anziani, tanti… più in là una copia di trovatori posizionati in un posto parecchio sfighato e le voci e musica non aiutavano alla coppia la riuscita.

Di ritorno, però inizia ad arrivare quel poco che riesco a percepire ma è decisamente diverso, è una melodia armoniosa e senza bisogno di forzature, perché si sa, chi ha certe doti, non ne ha bisogno, basta amare quel che si fa. Hallelujah, era alla fine quando arrivammo. Poi, riattacca ed un brivido mi avvolse, silenzio fino alla fine. Poi, me ne accorsi, le lacrime crollavano in picata…

By #fridalaloka.com

Dovevo sapere il nome, di chi aveva cambiato almeno per un momento la mia giornata. Grazie.

Tua.

31.01.2022.

I have a dream…

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Stanca di sognare… Ho trovato questo angolo di solitudine in mezzo a terre e oceani, tutti e due, traballanti, in mezzo a tutto ciò, siamo noi, esseri umani, nel bene oppure nel male.

Questo spazio mi consente di dare libero sfogo, o quasi, a miei pensieri, quelli che, non talvolta ma bensì quasi sempre, non materializzo per non ferire o creare disagio, addirittura offesa.

«I have a dream» come disse nel suo discorso Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington.

È quando avrò la necessità, felicità o qualsiasi altro tipo di sentimento che mi provochi l’impulso di scrivere due parole, mi troverete qui.