Paradosso

Finalmente caldo si fa sentire, fiori splodono, cielo minaccia, il blu del mare urla, come fosse ultima volta.

Bambini carichi al pensiero di scuola finita. Parchi giochi fremono, le mamme un pò meno.

Grigliate cui, pranzetto là, apericena dove capita evviva!

Sembrerebbe essere tornati alla vita di sempre, infatti… di sempre.

Ritornando dalla Argentina, mi sentivo con la carica giusta, affaticata, però carica. Dopo due settimane, il tempo di fare l’inventario delle piante che hanno muttato pelle, perché non sopravvisero alla mia assenza, quindi razzia e piazza pulita, restò praticamente il vuoto… bilancio vegetale, rosso.

E lì, mi soffermo, al – tornare alla vita di sempre -. Ma questa volta non la prendo come cosa normale. Perché? Poi, ho capito che per me tornare ad una vita -normale- e uguale alla parola -rutina- , a me tanto antipatica, mi manda letteralmente in bestia. Secondo bilancio, rosso.

Come se fosse poco in questa -normalità- va condita con appuntamento dallo specialista, appuntamento dal fisio e altre erbe, che sinceramente desidererei di cuore, non esistesse questa -normalità- Terzo bilancio rosso.

Infine quando la tua parola perde peso, perde valore, sostanza, soprattutto considerazione, perdi il rispetto altrui, al punto di sentirti diminuita o credere addirittura che effettivamente, ha ragione! Mi sento persona scarsa e diminuita. Subentra una crisi esistenziale che neanche lo psicologo più erudito in materia riuscirebbe a capire dove iniziare. Quarto bilancio rosso.

E quinto e ultimo bilancio rosso, pure la parola Paradosso del titolo è troppo piccola per definire come mi sento in questo periodo, scrivo poco, leggo un pò di più, faccio la sigaretta quando mi metto a pensare e penso molto spesso in questi giorni e mi consolo con il mio compagno rosso, che non mi fa sentire diminuita, anzi! Giurerei che più d’una volta mi parla e mi tira su.

Tua.

23 maggio, 2022.

Ecco giornata primaverile

Non c’è. Ti cerco e non ti trovo, le mie gambe sono deboli per solcarti. L’aria fresca ancora non sa a te, piuttosto un autunno che non vuol andare via.

Lo sguardo si perde nel nulla, gente cammina freneticamente, le macchine corrono; io no, non posso. Ferma sotto un albero di fronte al ospedale, non è un granché.

Se ti facesti viva almeno goderei della tua compagnia, invece no, non ne vuoi sapere, restia sei.

Tua.

29 aprile, 2022.

By tenor

Profumo di gelsomino

Corridoio infinito, pavimento lustro
Piedi silenziosi lo calpestano.


Tanti in giro ma nessuno conosce l’altro
Bozza di bonario sorriso ad ogni momento.


La solitudine fa compagnia quando serve,
Un bagliore dice che il mattutino è arrivato
Con qualche goccia d’acqua come compagna
Non erano poche alla fine e lui, il vento lo sa.


La finestra assai lontana, schiva, filtra la luce
Si fa due passi per passare tempo, ma non indugia.
Fogli ingialliti facilitano la permanenza


Si accendono quelle artificiali capendo amaramente
Che è buio ormai, luce naturale e temporali passati.
Dalla mia postazione,  mi alzo camino senza fretta
Dietro la finestra, assai lontana, mi avvicino,


Adesso è notte ma quelli che rientrano a casa
Quei condomini abbandonati di giorno, prendono vita
E di colpo inizio a vedere luci accese di qua e anche di là
Addirittura un terrazzo, scoperta! Pieno di verde, tanti alberelli in vaso, uno cattura la mia attenzione.


Sollevo febrilmente la mano destra e tocco il vetro sporco
Umido, appanato,  come se stesse accarezzando il gelsomino.
Profumo d’infanzia,  profumo da primi amori, profumo di amicizie. Mi commuovo cade la lacrima strappata.
Adesso sì,  è ora, siedo su immaculate lenzuole bianche,
Mi copro ma no, non profumano di gelsomino.
Aspetterò la prossima primavera…

Tua.
9 febbraio, 2022.

Lettera a Anne.

Cara Anne,

oggi mi son ritagliata un pò di tempo per scrivere, sai come si faceva una volta, carta pena, talvolta calamaio ringrinzito e dita machiate di nero, ma solo le dita…
Sai, ti penso spesso, sei parte di quel retaggio di me al quale dai motivazioni per proseguire il percorso anche sé incerto, come il tuo, già…
Sapevi che ogni volta che scrivo, firmo come te? Sì, lo dedico a te, “Tua”, tu sei il mio diario di bordo insieme ad un’altra donna intraprendente e forte come te, Frida si chiama ma, contemporaneamente fragili tutti e tre. Penso facciamo una bella squadra.
Sai, la giornata è buia e nebbiosa, direi addirittura tenebrosa, immagino tu saprai capire cosa significa. Il buio, l’ombra, il tutti giorni uguali,  insomma la routine come si dice adesso piuttosto che la rutina, qua in Italia hanno questo brutto vizio di sostituire le ricche parole dell’italiano al inglese o al francese, ecc. Prima o poi ci caschiamo tutti oramai.
Ti ricordo in bianco e nero, solo un paio, perché non ci sono tante immagini tue in giro, ma quello che mi resta fisso del tuo viso è il tuo sorriso di bambina innocente, inofensiva.
Cosa mai avresti potuto fare di male per finire in quel posto brutto, pieno di esperanze soffocate, agonie senza fine, neanche le forze per piangere?
Mi chiedo se anche te, hai indossato quelli odiosi pigiamini a righe o soltanto qualche straccio appartenente a qualcun’altra prima di te, sai non si buttava niente… tranne voi.
Perché?
Avrai avuto il tempo di fare qualche amicizia? Qualch’essere a chi regalare un tuo sorriso o forze eri così rammaricata che avevi perso anche esso…
Cara Anne, menomale che hai avuto l’astuzia e gagliardia di scrivere foglio dopo foglio, sai che alla fine sono riusciti a recuperarli, erano tanti! Forse quanto i giorni di solitudine e riparo che hai dovuto sopportare, sai, hanno fatto un libro, che io conservo con tenerezza e dolcezza.

Bene, adesso vado, perché; come diceva ” certa gente” : IL LAVORO RENDE LIBERI.

Tua.


27.01.22.

Una giornata di “raro”

Qui sono, ogni 20 giorni circa faccio un salto al policlinico di Milano.

Sarebbe carino approfittare per fare un giretto, ah! Siamo in pandemia….

Sarebbe bello approfittare per fare ” shopping ” ( sono donna) capisci? Ah, siamo in pandemia…

Sarebbe opportuno approfittare per conoscere cualque museo ancora non visitato! Ah! Siamo in pandemia.

Sarebbe giusto approfittare e fare delle pratiche burocratiche rimandate. Ah! Siamo in pandemia…

Sarebbe magico, non essere qui…

Tua

13 gennaio 2022.

Districarsi nel bel mezzo delle incertezze.

Non saprei, come interpretare certe notizie che, non aspetti. Mi fa sentire allo scoperto, nuda con i piedi ghiacciati che si fondono nella prima neve.

Davanti ad esse, le poche idee concrete che avevo, improvisamente fuggono alla impazzata. Mi trovo avvolta in questa densa nebbia che a dir poco mi lascia in mezzo al nulla al primo soffio…

Come se ne esce, domanda che, alla quale sto cercando di dare un significato, un senso.

Giorno dopo. Non trovo nessuna risposta rassicurante che vorrei sentire. Mi sento leggermente smarrita; in tanto continua a fiocchetare, il vento freddo che mi colpisce in faccia non è abbastanza per farmi aggire, piuttosto mi fa andare in letargo.

Vorrei chiudere gli occhi, come fossi una bambina cullata da braci che danno tenerezza, pace, armonia, che trasmettono un caldo e tiepido amore e mi dicano che tutto troverà il suo proprio equilibrio nel momento adatto…

Demoni

Sono lì, riesco a vederli
anche camuffati d’ombre e sì,
Li sento, anche come il fiato sul mio collo. 
La pelle mi si raddrizza quando percepisco la loro presenza 
La schiena brulica,
Li vedo, l’acre odore è fatiscente.

Sudore freddo, cuore agitato 
Come la volpe e la sua preda,
Si nascondono dietro
ogni singolo raggio di sole.

Oramai, mi stanno addosso
Una seconda pelle mi avvolge.

Tua

12 ottobre, 2021.

Silenzio

Mi trovo in una stanza, davanti, due persone dell’ apparenza cordiali e gradevoli.

Ci sediamo in torno ad un tavolino rotondo, per parlare di cose specifiche, non tanto piccolo, sufficiente per permettere di metterci a nostro agio, una finestra sulla destra che consente di far passare un pò di luce mattutina di aria autunnale, su di noi una tenue luce d’un lampadario non proprio particolare, ma quello che lo valorizava era la sua dimensione in confronto a questa stanzetta.

La conversazione inizia con i punti da trattare specificamente e non ricordo in che momento o quanti minuti siano trascorsi nel frattempo…

Ero persa….cercando di afferrare disperatamente nell’aria qualche parola, ogni tanto riuscivo a pigliare addirittura una frase; corta però.

Il tempo trascorse; non so neanche in che modo dopo concluso il nostro incontro, ci siamo trovati fuori al cancello con la mia testa che brulicava di suoni e di rumori. Era successo ancora una volta.

Delle due ore e passa, mi era rimasta chiara soltanto una cosa, non sono stata in grado di uscire con un concetto chiaro…

Ci prendiamo un caffè vicino allo studio e torniamo in fretta, quindi non ebbi il tempo di assimilare quello accaduto.

Ora, riesco ad avere le idee più chiare e purtroppo, come mi disse tanto tempo fa una psicologa: – deve lavorare sull’accettazione ed io ancora oggi, non accetto.

Tua.

Photo by cottonbro on Pexels.com

22 settembre, 2021.